"Da molti anni si dice che l’Italia non è un paese per bambini, ma a questo punto, dopo qualche decennio di lento declino, sembra quasi diventato un paese in cui l’infanzia è a rischio di estinzione."Dai tempi del baby boom ad oggi la rotta sembra infatti essersi clamorosamente invertita: una marcia indietro che ha travolto la curva demografica e l’ascensore sociale, sempre più in caduta libera e che rischia di trascinare il futuro delle giovani generazioni e del Paese intero. Anche in Basilicata la fotografia dell’infanzia scattata da Save the Children non è delle migliori: il 34% dei minori vive in condizioni di povertà relativa. Gli “early school leavers” – cioè ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione - sono il 10% (media nazionale del 13%, europea del 9,9%) e i NEET - giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione - raggiungono la percentuale del 26,3%, percentuale poco più alta della media nazionale (23,3%) e nettamente superiore a quella europea (13,7%). Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia. In Basilicata solo il 7,7% dei bambini usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni, un dato al di sotto della media nazionale che si attesta al 14,7%. La spesa media pro capite (per ogni bambino sotto i 3 anni) dei Comuni lucani per la prima infanzia è di 293 euro ciascuno, un dato mediamente basso se si pensa che in Italia si passa dalla spesa di Trento di 2.481 euro fino ai 149 euro in Calabria.


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